Pavia Monumentale
E

LA TORRE MAGGIORE DELLA CITTA’ DI PAVIA

DETTA IL CAMPANILE DEL DUOMO

Notizie storiche tratte da documenti dell’archivio civico

A cura di Cesare Prelini -a.1879-

 

 

Le torri di Pavia, secondo il Sig. Robolini ed altri, si moltiplicarono e si innalzarono soprattutto nel periodo che va dal XI al XII secolo, ad opera di nobili e ricchi cittadini, che decisero di innalzare nuove torri per motivi legati all’ornamento e al lusso che riguardava le loro abitazioni e per difesa contro i vicini con i quali spesso litigavano.

 

Si attribuiscono alla città di Pavia 160 torri comprese le torri delle Chiese o Campanili secondo il Breventano, e 525 piccole e grandi torri secondo lo storico Spelta.

 

Tutta la base della "nostra" Torre è stata costruita con massi di pietra, resti di antichi monumenti e antichi sepolcri.

 

Il primo autore che ci descrive lo stato della nostra città è "l’Anonimo Ticinese" durante il XIV secolo.

 

Il Campanile della Chiesa Principale, anche se superato in altezza da molte altre torri gentilizie, in larghezza era il più importante. All’interno della muratura a sacco,vi era una scala in pietra che girava ad ogni angolo. Viene eletto dal Comune un gruppo ristretto di "Saggi" per trattare gli affari più segreti ed importanti che si radunavano al sentire un suono particolare della campana. Dopo questo gruppo ristretto ne fu creato un altro un po’ più allargato che trattava affari di poca importanza detto "I Cento", ed anche loro si convocano tramite un diverso suono della campana. Dopo questi due gruppi ne segue uno ancora più allargato detto "I Mille" che trattava argomenti ancora meno importanti e che si radunava quando la campana emetteva un determinato suono. Infine quando si voleva radunare tutto il popolo la campana emetteva un suono ancor diverso. Un altro suono della campana veniva utilizzato anche per determinare avvenimenti come : sentenze, condanne, riscossioni, le quali promulgazioni si facevano da una pietra situata nella corte del Palazzo Comunale, detta ancora oggi Corte del Vescovo perché una volta li vi era il vescovado. Si da’ un segno appropriato anche per la fuoriuscita dell’esercito pedestre, ed un altro segno per la cavalleria, ogni segno viene preceduto dalla voce del banditore, se il nemico dà l’assalto si cambia ancora il suono, in tutti i casi mandano i Comuni il loro contingente in oggetti e uomini come da loro imposto.

 

Quel campanile è talmente largo che oltre allo spazio occupato dalle campane e la camera dei sorveglianti ci si può passeggiare in lungo e in largo dato che può contenere fino a 1oo o più persone. Ogni sera dopo l’Ave Maria si suona una campana detta dei Beoni, che vieta di bere oltre quell’ora nelle osterie o chiuderle. Dopo un altro periodo di tempo suonava la "Scilla" che avvisava di non andare più in giro per la città dopo il suo suono. Il primo mattino sette rintocchi di campana avvisavano l’ora di uscire per svolgere le faccende giornaliere. Oltre all’Ave Maria serale fu introdotta l’Ave Maria del mattino che si suona dopo i sette tocchi del mattino. Pavia fin dai tempi antichi ha una grandissima venerazione per la Regina del Cielo e della Terra, infatti si possono trovare circa 35 chiese e diversi altari senza numero dedicati alla Madonna.

 

Il nostro campanile, custode della città, risiede fra un gran numero di torri e vigila alla sicurezza ed alla libertà dei cittadini, è il punto fermo della patria e il centro dove convergono tutte le cure dei suoi figli. Determina le più piccole occupazioni dei cittadini, sorveglia ogni azione e le riunisce tutte seguendo il concetto, che non morirà mai andando avanti con il tempo e con le nuove generazioni di uomini, della Religione e della Patria.

 

Un altro documento senza data ma sicuramente della fine del XIV e inizio del XV secolo ci prova quanto stava a cuore ai nostri cittadini la conservazione del loro campanile.

 

Nella convocazione detta soprafu stabilito che in un giorno di domenica tutti i cittadini da Strada Nuova in giù verso est e in su verso ovest, divisi in due squadre, ad intervallo di 15 giorni l’uno dall’altro si devono radunare e fare ciascuno un offerta libera, queste offerte venivano raccolte da quattro Probi viri, incaricati anche delle spese: e altri due o quattro uomini che regolano le porte della città e le persone che si recano a fare l’offerta. Due signori della Provisione aprono la cassetta delle offerte il quale contenuto servirà per fare un bel campanone con su ambo i lati la figura della Maria Vergine e di S. Siro ed in mezzo la figura del campanile con una scritta interpretata come seguito: "per comando del signor padrone nostro e del Comune di Pavia"; inoltre che si faccia fare il disegno del Campanile dal Prevosto di S. Zeno e che si cerchino ingegneri atti prevedere un costo di questa spesa per poi appaltare l’opera al miglior offerente.

 

Un altro ordine riguardante il nostro Campanile è un precetto del Podestà di Pavia, Gasparino Visconti, del 1° gennaio 1422 che ordina a diversi comuni sotto la provincia di Pavia di consegnare entro il 14 di gennaio in Piazza Piccola dei legnami d’opera per servire la fabbrica del campanile e successivamente, il 5 febbraio quei comuni che non diedero retta al comunicato precedente vennero sollecitati da lettere che minacciavano il pignoramento dei loro beni fino a quando non si adeguavano al contenuto del primo comunicato, e quindi a fornire la legna richiesta in precedenza. Da questi comunicati si può capire quanto era importante per Pavia il mantenimento e l’innalzamento del Campanile e fornirlo di ottime campane per avere un edificio durevole nel tempo.

 

Appena passato il XV secolo, con la sconfitta di Francesco I ad opera di Carlo V, il generale francese Lautrec infuriato contro di noi decise di saccheggiarci nel 1527. In questo assedio oltre allo sperpero di ogni cosa preziosa e alla rovina di molti monumenti storici vennero coinvolte anche le nostre campane.  Ma anche dopo questi tre anni di gravissimi danni i pavesi pensarono lo stesso al recupero e restauro del loro prezioso campanile. Infatti troviamo un invito del 9 settembre 1530 da parte della città che vuole riunire almeno un rappresentante per ognuna di tutte le famiglie della provincia a recarsi alla residenza del Consiglio di Provvisione per trattare del rifacimento della campana principale, e nel successivo settembre (1531) si nota una consistente raccolta di denaro occorrente per la sistemazione del campanile fatta dai Paratici e bottegai di tutta la città.

 

Perciò dopo il 1550 venne pensato dai nostri magistrati di costruire una volta in muratura e mettervi sopra quattro colonne con finestroni, tramezzati da pilastri agli angoli. L’impresa fu affidata al nostro concittadino Ascanio Salerno. Si trattava di rifare anche un buon tratto di muro perimetrale e di integrare alla volta un robusto pavimento con canaletti di rame per lo scolo delle acque.

Per ottenere le colonne di pietra si ricorse alla Real Camera affinché concedesse le quattro colonne situate nel cortile dell’Università, offrendo oltre ad un compenso congruo, anche la campana dedicato allo Studio.

 

Il campanile è stato innalzato dalla città per uso del Comune e le campane, a parte qualche eccezione, venivano costruite a spese del Comune questo fatto è stato documentato e ritrovato in notizie scritte. Da notare però che, specialmente in quei tempi, l’idea di Patria era più unita negli animi rispetto alla Religione; il Campanile era eretto a fianco della Cattedrale e le campane non erano in servizio solo per la cattedrale ma anche per le solennità che si festeggiavano in altre chiese, quando o la Città o i Paratici, si recavano ad onorare S. Agostino in S. Pietro in Ciel d’Oro, a S. Pompeo nella Basilica di S. Gervasio, o a S. Invunzio nella chiesa di questo nome, ed altrove, e le iscrizioni di queste campane provano la costante devozione della città verso Beata Vergine ed i Santi, fra tutti S. Siro.

 

Infatti abbiamo forse dello stesso anno una denuncia del Vescovo e del Capitolo della Cattedrale al Consiglio di Provvisione per avvertire del bisogno urgente di riparare il Campanile rovinato in sommità. Il nostro Campanile era in grave stato di degrado: ma ciò fu la causa del più bel decoro che orna questo monumento, che esiste ancora oggi, e che lo rende uno dei più egregi edifici artistici di questo genere.

 

L’autore del magnifico progetto di abbellimento della nostra torre fu il bolognese Pellegrino Tibaldi, che era della valsoda sul milanese.

 

Secondo lui si doveva distruggere tutta la volta e rifare i muri antichi alla cima del campanile fino a dove erano sicuri, mettendo nella parte esterna pietre di cotto morelle ben levigate, quindi rifare la volta abbastanza robusta per sostenere il castello delle campane, mettere in questo punto delle spranghe di ferro e procedendo all’antica sommità dando inizio alla finitura di marmo incominciando da un ricco cornicione in tre corsi di pietra, sopra il quale costruire il castello o lanterna che si può ammirare ancora oggi. Consiste in un grande loggiato sostenuto da alte colonne di pietra binate poste agli angoli su ciascuna faccia dell’edificio, posati sopra lesenature e sostenenti un cappello con architrave a fastigio, dove parte verso l’alto un dado in forma di cupola a base quadrata. Fra l’uno e l’altro colonnato di ogni facciata si stabili di aprire due grandi finestroni incorniciati di pietra ed appoggiati nel mezzo su cinque altre colonne disposte in gruppo. Il complesso del campanile ha 16 colonne principali agli angoli, 20 colonne intere di granito alte tre metri, senza i capitelli e le basi. All’esterno fra un finestrone e l’altro furono poste 4 maschere in pietra a concludere il vano lasciato fra gli archi di queste finestre, e l’architrave, nel timpano sono poste in ogni facciata gli stemmi della città, croce bianca in campo rosso, di marmo bianco e di marmo rosso di Verona.

 

Ovviamente questo bel lavoro architettonico non è stato facile terminarlo agevolmente senza riscontrare ostacoli.

 

Nel momento di mettere mano all’opera, sono saliti dubbi sulla qualità del materiale e sul modo di fare proseguire la scala per tutto quel tratto che rialzava la torre, Pellegrini fu ripetutamente interrogato su questi dubbi e rispondeva in sostanza: che l’aspetto migliore da considerare era quello della robustezza dell’edificio più di ogni altra cosa. Così nel Novembre 1584, modificò il progetto e utilizzo dei materiali più durevoli anche se più difficili da lavorare per rendere l’opera più salda e duratura.

 

Il Pellegrini in una delle sue lettere dimostra chiaramente il suo carattere energico e positivo dichiarando che "le opere non si fanno con le parole, e chi le vuole fare deve seguire una strada reale che loda il beneficio e la possibilità di eseguire tali lavori".

 

Il 2 settembre 1585 ci furono proteste contro Pellegrini, il Pretore cercò di calmarle, ma fu costretto alla carcerazione dei protestanti che poi furono presto rilasciati dopo aver pagato la cauzione di 1000 scudi.

 

Nel 1595 furono posti in opera gli stemmi sull’architrave e nel 1596 si pensò di ricoprire con delle assi il Campanile e si restaurò il vecchio orologio. Nell’anno stesso il Pretore di Pavia chiese di suonare le campane ogniqualvolta accadessero tumulti, violenze, omicidi ed altri delitti.

 

Sul finire del XVII secolo dopo aver perso l’indipendenza politica e stremati da tutti gli avvenimenti e le guerre accadute eravamo sotto la noncuranza dei nostri dominatori.

 

Nel 1604 fu scritta e stampata una relazione giuridica a favore della città intitolata: "Factum tale in causa Campanilis".

 

Dopo tutte queste controversie si pensò a fornire le campane al monumento, nel 1608 a questo scopo fu eletto il cittadino Sig. Luca Sartirana.

 

Di tre campane ne rimangono solo 2, la seconda e la terza mentre la prima detta campanone fu benedetta nella Chiesa di S. Epifanio e chiamata per nome Siro ed Epifanio.

 

Nella prima metà del XVII secolo il nostro campanile era provvisto di campane e di orologio, ma venne a subire un nuovo danno simile a quello della presa di Monza.

 

Luca Scaliosi fece accendere dei fuochi artificiali nella parte alta delle finestre del campanile ma le fiamme si estesero e bruciarono e distrussero l’intero tetto in legno del campanile.

In seguito al guasto si provvide a rifare il tetto che venne ricoperto di piombo, le opere di rifacimento vennero ultimate nel 1643, mentre nel 1650 la città fu obbligata a far rifondere con la stessa forma e modello precedente il Campanone spezzatosi nell’occasione della processione delle Sante Spine.

 

Abbiamo accennato alcune controversie nate fra la Città e il Vescovo che si prolungarono e non ebbero fine se non nel secolo presente. Oltre alla questione del suono delle campane vi era anche la questione fra la fabbriceria della Cattedrale e la Città per il plateatico di piazza Grande e piazza Piccola e per alcune  cerimonie da usarsi nelle solenni comparse che i Deputati della Città facevano nelle solennità Ecclesiastiche.

 

Si rifece e riparò più volte l’orologio, che prima era posto molto più in basso di oggi nel luogo che ancora appare per le tracce del disegno di finitura.

L’ultimo che si costruì e che conta ben 168 anni di vita serve ancora abbastanza bene la Città e fu fabbricato nel 1711 da Carlo Marchesone.

 

Il rintocco delle campane promuoveva l’ideale della patria e convogliava le persone a vivere come fratelli.

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